E’ stato prorogato di sei mesi l’obbligo di dotazione del defibrillatore per le ASD del terzo settore. Non tutte le associazioni, tuttavia, dovranno obbligatoriamente munirsi degli apparecchi e della formazione necessaria.
Fu la morte del calciatore ventiquattrenne del Livorno calcio, Piermario Morosini, a sollevare il caso su scala nazionale. Da quel momento anche la politica si cominciò a muovere con un Decreto del Ministero degli Affari Regionali e lo Sport dell’aprile 2013 (il decreto Balduzzi) con il quale si imponeva l’obbligo di dotazione, da parte delle società sportive sia professionali che dilettantistiche, di dotarsi di defibrillatori semiautomatici o di altri dispositivi equivalenti. Un decreto che richiamava direttamente in causa anche le associazioni sportive dilettantistiche del terzo settore le quali avrebbero dovuto disporre obbligatoriamente, per legge, dei defibrillatori entro il 20 gennaio 2016. Come molti si aspettavano, tuttavia, è arrivata in extremis la proroga che permette alle ASD di poter regolare la propria dotazione sanitaria entro il 1 luglio 2016.
C’è da ricordare che non tutte le associazioni sportive dilettantistiche sono obbligate a dotarsi del defibrillatore in quanto il Decreto prevede alcune eccezioni. Sono infatti escluse tutte quelle associazioni “che svolgono attività sportiva con ridotto impegno cardiocircolatorio” quali bocce, biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva e giochi da tavolo. Per tutte le altre invece sarà necessario acquistare il dispositivo, ricordando che è richiesta la presenza del defibrillatore nel momento dell’attività sportiva, e dunque potranno essere acquistati anche da più associazioni sportive, purché sia poi presente durante tutte le attività di ciascuna associazione.
Molte associazioni si sono già dotate del dispositivo, mettendo già nel bilancio onlus la spesa per l’acquisto; il decreto dava infatti 30 mesi di tempo per gli adempimenti burocratici per le associazioni, e quindi chi si è mosso per tempo ha avuto tutto il tempo per inserirlo in bilancio e per programmare la formazione.
Proprio sulla formazione necessaria occorre fare attenzione e, se necessario, richiedere una consulenza associazioni sportive sull’obbligo di dotazione del defibrillatore, rivolgendosi a centri che seguono le linee internazionali AHA (American Heart Associazion) o ERC e gli istruttori devono, ovviamente, essere riconosciuti e autorizzati dalle Regioni.