Lo sviluppo locale è spesso legato alla possibilità di reperire finanziamenti agevolati sul territorio. Per i progetti sociali questo elemento diviene centrale per la missione innovatrice del terzo settore.

Lo stato sociale è fortemente caratterizzato con il territorio di appartenenza, ragion per cui, spesso l’entità dei piccoli progetti sociali difficilmente può essere colta da organizzazioni finanziarie nazionali o internazionali, che in questi casi, data l’esiguità dei numeri, non possono neanche contare su un ritorno di immagine apprezzabile.

Pur tuttavia negli ultimi due decenni gli istituti finanziari hanno sempre più ampliato il loro impegno in quello che, dalla fine degli anni novanta, viene comunemente definita come finanza etica. L’obiettivo della finanza etica è quello di operare una finanza che sappia incorporare entro i parametri puramente economici anche quelli morali. Al rendimento finanziario, che contempla unicamente l’investimento e la realizzazione della convenienza economica, si affiancano dunque parametri legati al concetto della sostenibilità finanziaria.

Tale concetto, pur se proveniente dalla cura e dalla tutela ambientale, si inserisce a sua volta in un concetto molto più vasto ovvero quello dello sviluppo sostenibile e ha finito per imporsi su tutte le attività umane, sino a quelle economiche.  La filosofia dello sviluppo sostenibile intende fondarsi sul concetto di responsabilità da parte di chi è chiamato ad operare nel mondo (in questo caso) finanziario, promuovendo soprattutto le attività di un territorio, ovvero combattere la disoccupazione, incrementare lo sviluppo economico di una determinata zona, creare rapporti di collaborazione e di scambio tra i cittadini di una regione.

Appare quindi evidente la precisa aderenza della finanza sostenibile con i principi etici del terzo settore per cui tale finanza viene appunto definita “finanza etica”. Gli strumenti finanziari che si propongono di realizzare tali fini possono essere diversi, assecondando i peculiari sviluppi di un territorio, ma si distinguono principalmente in due tipologie den definite. Questi sono i finanziamenti per progetti sociali propriamente detti, e il microcredito.

Nel primo caso i finanziamenti spesso sono investiti dagli istituti finanziari in maniera indiretta attraverso le fondazioni ad essi collegati e mirano principalmente a creare un richiamo pubblicitario in un determinato territorio, legando il proprio nome a particolari progetti sociali particolarmente sentiti da una determinata comunità. Questo genere di finanziamento, non di rado a fondo perduto, sono perlopiù promossi dalle grandi istituzioni bancarie. Nel secondo caso invece siamo di fronte ad un vero e proprio strumento finanziario messo a disposizione dalle banche, pur se con parametri completamente diversi rispetto ad una forma di credito convenzionale.

Le Banche di Credito Cooperativo sono tra queste quelle maggiormente legate al territorio di appartenenza e dunque sono maggiormente coinvolte nel contesto della finanza sostenibile proprio attraverso la forma del microcredito. Le Banche di Credito Cooperativo inoltre rafforzano virtuosamente il rapporto di legame con il territorio non solo mediante l’attuazione di una finanza sostenibile, ma anche con un diretto rapporto con i propri clienti e, dunque, con i cittadini. Chi deposita i propri capitali in questi istituti bancari infatti, sa che questi verranno utilizzati unicamente per promuovere attività di finanza del territorio, dando così un concreto contributo allo sviluppo sociale ed economico del proprio territorio.

 

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La finanza sostenibile per il Terzo Settore

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