cooperazione sociale

La cooperazione sociale si colloca al centro dell’innovazione sociale del terzo settore con importanti risvolti che ricadono a cascata anche su ambiti non propriamente legati al no profit

Per fronteggiare la crisi di risorse finanziarie e il contemporaneo aumento dei servizi richiesti, le imprese del terzo settore ricorrono sempre più spesso ad uno degli strumenti più efficaci e strategici: i consorzi.

I consorzi di cooperative sociali permettono di attuare sinergie tra diversi campi di impiego, svincolandosi così dalla caratteristica specifica e, al contempo, attuando un coagulo di esperienze e competenze trasversali che permettono di elevare i singoli standard delle imprese consortili. I consorzi inoltre offrono il vantaggio di organizzarsi entro aree geografiche territoriali ben definite, operando politiche sociali complesse, le quali sempre più si presentano come l’unica ricetta possibile per affrontare due problemi diversamente proporzionali come la riduzione dei finanziamenti per progetti sociali, e l’aumento della domanda di interventi sociali tali da garantire un “cuscinetto” per fronteggiare la crisi.

La cooperazione sociale si colloca quindi al centro dell’innovazione sociale del terzo settore con importanti risvolti che ricadono a cascata anche su ambiti non propriamente legati al no profit. È questo il caso ad esempio delle strategie di comunicazione e del marketing, entrambi elementi che si rafforzano e si potenziano notevolmente quando gestiti e concertati in una rete consortile territoriale. Si tratta di elementi dell’imprenditoria classica che riscoprono adesso, nella struttura complessa dei consorzi, nuove frontiere e nuovi paradigmi di attuazione.

La sinergia di impresa è propriamente questo, ovvero elevare in potenza le possibilità di singole realtà, per lo più cooperative sociali onlus, ponendo il singolo operato in una rete di confronto e di scambio tra diverse professionalità e iniziative imprenditoriali. I consorzi possono comprendere al loro interno sia cooperative sociali di tipo a che cooperative sociali di tipo b, ovvero realtà operanti nell’assistenza alla persona e nell’inserimento lavorativo, con specifiche anche molto diverse che trovano applicazione direttamente all’interno del consorzio, come nel caso delle imprese che si occupano proprio di comunicazione e che quindi si occupano di dare visibilità con una precisa strategia e profilo comune per tutte le realtà del consorzio.

Infine un ultimo importante dettaglio sul quale pure occorre prestare attenzione per comprendere quali sono le peculiarità del sistema di cooperazione sociale  in un contesto economico come quello dello stato sociale attuale in Italia. L’attività progettuale è infatti la prima vittima di un sistema strozzato sempre più da finanziamenti concessi sempre più con il contagocce. Non potendo gestire capitali, le imprese no profit devono sempre più fare i conti con bilanci che offrono sempre meno spazio per la progettualità e, quindi, per lo sviluppo e l’innovazione sociale nel terzo settore. I consorzi offrono sotto questo aspetto forse la loro risorsa più preziosa attivando all’interno una produttiva “competizione di solidarietà” incentivando la spinta dell’attività progettuale tra le diverse cooperative del consorzio, e verso l’esterno sollecitando in maniera ben più forte provvedimenti amministrativi e legislativi, o il semplice sblocco di fondi, l’accesso alle strutture assegnate, insomma tutto quello che in genere crea una zona morta tra le singole imprese sociali e la burocrazia amministrativa. Un dettaglio, questo, tutt’altro che marginale.

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Oltre la “rete”: la cooperazione sociale

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