Il manager che si occupa della responsabilità sociale pianifica le mosse e le strategie delle imprese mettendo appunto business plan per la gestione delle problematiche sociali.
Il CSR Manager( corporate social resposability),ovvero il professionista della responsabilità sociale d’impresa si sta confermando sempre più come una delle figure professionali più importanti all’interno dei project management delle aziende. Il suo ruolo è rivolto principalmente alla rendicontazione sociale, ma si sta evolvendo anche in ambiti più squisitamente comunicativi.
Il manager che si occupa della responsabilità sociale pianifica le mosse e le strategie delle imprese mettendo appunto business plan per la gestione delle problematiche sociali. Si tratta di una figura professionale di provenienza dal profit, dove sta riscontrando ormai negli ultimi tre anni un vero e proprio boom di richieste, mentre nel terzo settore è sempre stato presente, ma con declinazioni diverse.
I campi di lavoro di un CSR manager infatti sono attigui a quelli del terzo settore non soltanto per la responsabilità sociale o per le pratiche della sostenibilità, ma soprattutto per la sua “trasversalità” all’interno del quadro di comando di un’impresa. Questa figura professionale infatti sta gradualmente affiancando alla sua capacità economica di bilancio, una visione organizzativa di comunicazione. Questo mutamento è dovuto in parte anche al fatto che molti manager CSR reclutati negli ultimi anni dalle grandi industrie profit, provengono direttamente da esperienza no profit, dove oltre all’esperienza sviluppata intorno ai temi sociali e ambientali, ha portato con se anche la capacità, tipica del terzo settore, di farsi centro-motore di una progettualità a più ampio raggio.
Dunque non più soltanto rendicontazione, ma anche molta strategia di comunicazione. Del resto molti manager CRS provengono proprio dall’area della comunicazione o dalla consulenza marketing, importando in questo modo anche i project management di queste strutture, abituate a colloquiare e organizzarsi o con i progettisti della comunicazione (grafici, impaginatori, pubblicitari) o con i responsabili delle vendite.
La stessa provenienza dal mondo del no profit contribuisce inoltre a comprenderne al meglio quali sono i processi e le strutture organizzative con le quali molto spesso un manager CRS di un’azienda profit deve interfacciarsi per pianificare i progetti sociali da mettere in atto. Si tratta infatti proprio di quella figura professionale (ma oggi dovremmo parlare appunto di equipe di 3-4 persone, e non più soltanto di un manager isolato) che fa da ponte tra le imprese profit e quelle no profit, entrando direttamente in contatto con gli attori delle imprese del terzo settore sui temi della sostenibilità e dell’ambiente, oltre che ovviamente su quelli sociali. Altre “saldature” tra queste due ragioni d’impresa sono costituite dall’attuazione di codici etici interni e dal raggiungimento degli obbiettivi preposti in termini di rating etico.
Ma è soprattutto la comunicazione che rende assolutamente necessario, tra profit e no profit, la collaborazione, e questo proprio nella figura del manager CSR. La strategia di comunicazione delle politiche di sostenibilità e di responsabilità sociale verso i propri stakeholder impone l’attuazione di piani di comunicazione che trovano soltanto nei progetti sociali del no profit l’indispensabile “certificazione” per riuscire ad accedere ad una comunicazione sociale indispensabile per garantire il raggiungimento dei propri obiettivi strategici nella responsabilità sociale. Insomma si tratta di un gioco dell’oca che però affianca, e in casi particolarmente virtuosi sostituisce, lo sviluppo con la sostenibilità d’impresa e il profitto con la responsabilità sociale.