fundraising

Per chi si occupa di no profit la reperibilità dei finanziamenti è il problema principale. È normale, quindi, che questo aspetto venga psicologicamente caricato emotivamente oltre la realtà, sia nei casi positivi che soprattutto in quelli negativi.

Purtroppo nelle dinamiche del fundraising, non capita spesso, ma quando si incontra un donatore che è disposto ad investire o a finanziare la vostra organizzazione no profit, è opportuno sapersi muovere con estrema chiarezza, ma con grande attenzione. Non capita spesso, ma forse soltanto perché non ve ne siete accorti.

Per chi si occupa di no profit la reperibilità dei finanziamenti è il problema principale. È normale, quindi, che questo aspetto venga psicologicamente caricato emotivamente oltre la realtà, sia nei casi positivi che soprattutto in quelli negativi. Nascono in questo modo alcune vere e proprie barriere, condensate in un letto di luoghi comuni, che ci impediscono di affrontare la questione in maniera concreta, lucida.

Il primo di questi è senz’altro la convinzione che di donatori in giro non ce ne siano, o quantomeno che quei pochi che esistono mai e poi mai entreranno nella vostra associazione no profit ad ascoltare con interesse un vostro progetto sociale. In genere questa percezione deriva dal fatto che si tende a considerare la società come un sistema allargato della propria cerchia di amici e conoscenti. Tra queste persone probabilmente nessuna, secondo voi, si trova nella condizione di poter fare una donazione importante ad un’associazione. Questa percezione, assolutamente comune, è però fondata su due considerazioni emotive, e non reali. La prima consiste nel considerare la società degli individui come un sistema “chiuso”, la seconda invece ha il difetto di guardare esclusivamente al portafogli delle persone che conosciamo. E qui c’è l’errore.

La società infatti non è un sistema “chiuso”, ma fatta da vasi comunicanti. Pensare alla propria cerchia di amicizie (così come ai soli soci e fruitori della nostra Onlus), è fuorviante in tal senso perché non comprende lo scambio di informazioni ed emozioni che i nostri stessi amici hanno contemporaneamente ciascuno con i propri amici. Tenendo conto quindi che già in quest’ottica le cose si allargano considerevolmente e noi stessi cominceremmo a vedere noi stessi non al centro di un sistema, ma parte di una totalità ben più ampia. In questa stessa ottica ci si rende ben conto che le possibilità economiche dei nostri conoscenti non giocano nessun ruolo in quanto la ricchezza non è nel portafogli ma proprio nella sociale propensione delle persone a costruire relazioni, amicizie, famiglie.

Questi sono dunque i parametri da riconsiderare per affrontare la nostra percezione dei “donors” (donatori) che probabilmente abbiamo già incontrato, ma dei quali non ce ne siamo proprio accorti. Questo ha fatto si che il nostro progetto sociale rimanesse chiuso e precluso verso queste persone, restando cosa nota soltanto per chi ci è a più stretto contatto, ovvero alla nostra cerchia di amicizie.

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