tassazione enti no profit

La stima di questi tagli colpirebbe i Centri di Servizi con una perdita del 50% delle risorse, già vistosamente ridotte negli ultimi cinque anni per effetto dell’Atto di indirizzo Visco.

 

Il Disegno di legge di stabilità annunciato in questi giorni rischia di avere gravi ricadute sull’intero terzo settore, colpendo principalmente uno dei polmoni dell’associazionismo, le rendite delle Fondazioni.

Il campanello d’allarme è stato lanciato dal Coordinamento Nazionale dei Centri  di Servizio per il Volontariato (CSV), una rete sociale nel terzo settore, espressione di una base associativa di oltre 25.000 organizzazioni no profit che con le sue oltre 400 sedi e sportelli, offre servizi di varia natura ad oltre 30.000 associazioni, distribuiti nei 78 CSV presenti in tutto il territorio nazionale.

La legge di stabilità, che in questi giorni è in discussione al Quirinale, contiene elementi per il rilancio delle politiche sociali come già espresse nel precedente disegno di riforma del terzo settore, ma anche importanti tagli alla spesa pubblica (prime fra tutte quelle alle amministrazioni locali) che andranno inevitabilmente a gravare sui servizi alla persona.  Anche le modifiche sulla tassazione degli enti non commerciali potrebbero avere ricadute molto serie su tutto il comparto dei progetti sociali messi in atto dalle associazioni di volontariato. Le rendite delle Fondazioni, infatti, sarebbero direttamente colpite da queste norme, andando così a prosciugare quelle risorse indispensabili destinati ai finanziamenti per progetti sociali, che negli anni hanno giocato un ruolo fondamentale per il mantenimento di un welfare sempre più ridotto.

CSV è inoltre direttamente colpita in quanto le risorse finanziarie delle fondazioni sostengono direttamente i Centri di Servizio che negli ultimi dieci anni hanno offerto hanno offerto una rete sociale di servizi di riferimento per il 50% delle associazioni di volontariato presenti in Italia. La stima di questi tagli colpirebbe i Centri di Servizi con una perdita del 50% delle risorse, già vistosamente ridotte negli ultimi cinque anni per effetto dell’Atto di indirizzo Visco.

L’attuale stato sociale in Italia non permette di reperire facilmente le risorse necessarie per imbandire un piano di detassazione sul lavoro, pur tuttavia gli sforzi compiuti dal Governo in questa direzione sembrano incoraggianti, ma occorrerebbe probabilmente affrontare la questione dei tagli alla spesa pubblica e la tassazione degli enti non commerciali sotto un profilo strategico, tenendo cioè ben presente che in questo modo si andrebbero a colpire infrastrutture sulle quali negli ultimi anni gli italiani hanno potuto trovare un valido appoggio per fronteggiare le quasi inesistenti politiche di welfare.

Probabilmente il campanello d’allarme suonato da CSV non sarà l’unico, e altri si aggiungeranno nel prossimo futuro per cercare di ottenere una revisione del Disegno di Legge in corso. La discussione adesso si farà dunque politica e occorrerà tener presente la forza di contrattazione dell’intero terzo settore. Può sembrare quantomeno inconcepibile, da parte di un Governo, l’attuazione di misure finanziarie di tassazione, sia pure soltanto indirettamente collegate al no profit (quali appunto le fondazioni), per consentire di avere un margine di liquidità da destinare ad un piano del lavoro rivolto principalmente agli industriali, più che alle PMI. Qui non dovrebbe occorrere nessun braccio di ferro sul tavolo della contrattazione politica, ma semplicemente buon senso, e un’idea precisa di cosa si intende per “comparto strutturale” al paese quando si parla del terzo settore.

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