raccolta fondi in crescita: la donazione on line

 

Una delle forme di raccolta fondi alle associazioni no profit destinate a crescere nei prossimi anni è quella legata alle donazioni on line. Per incentivare questa pratica occorre tuttavia tenere ben presente alcuni principi della navigazione. È necessario cioè porsi nei panni del donatore che si trova dietro lo schermo.

Per le imprese del terzo settore il sito web non è più soltanto uno sportello informativo attraverso il quale ritagliarsi una certa visibilità, ma deve farsi sempre più uno strumento di scambio, intellettuale, sociale ed economico. La pratica delle donazioni effettuate direttamente sui siti web infatti tende ad essere sempre più comune e rappresenta senz’altro una carta indicativa di quelli che sono i requisiti di un’associazione.

Per massimizzare i risultati di questa particolare forma di raccolta fondi, le associazioni di volontariato devono però tener presente che lo scambio con il donatore è del tutto diverso rispetto alle altre campagne di finanziamento. Il mezzo (internet) in questo caso risulta preponderante nella scelta delle modalità e nell’impostazione del rapporto donatore/beneficiario. Ecco alcuni punti da tener presente per non fare in modo che il fatidico “link” risulti irraggiungibile.

Innanzitutto la chiarezza. Per chi si affaccia per la prima volta su un sito internet non è mai facile decifrarne immediatamente la struttura. Questo è ancor più evidente per i siti di associazioni no profit dove, tra news, informazioni e link di partnership, spesso risulta difficile persino capire chi e cosa abbiamo di fronte. Esporre correttamente innanzitutto queste informazioni diventa particolarmente importante dal momento che i tempi di navigazione sono estremamente bassi. L’attenzione di chi naviga su una nuova pagina, se non viene immediatamente coinvolta, tende a crollare dopo appena 15 secondi. Ma anche quando il navigatore cerca un’informazione precisa, il tempo dedicato a questa ricerca non deve superare i 60 secondi.

I dati raccolti in un recente studio della Nielsen Norman Group su un campione si siti per statunitensi il no profit dimostra che il tempo medio per recuperare l’informazione dell’attività di un’associazione di volontariato, cioè capire concretamente quali sono i progetti che sostiene e come lo faccia, è di 6 minuti. Un tempo eccessivamente alto che “taglia” fuori gioco sin da subito la maggior parte dei visitatori, e quindi, di potenziali donatori.

Il fine da proporsi infatti deve essere proprio quello di attrarre quanti più visitatori possibili ai propri progetti sociali, renderli partecipi e coinvolgerli attivamente, attraverso una donazione, alla realizzazione degli stessi. Nascondere o confondere queste prime indispensabili informazioni (quali progetti facciamo, come li facciamo), equivale a tener il visitatore distante, escluso. Ecco perché lì dove le donazioni on line risultano più riuscite questo dipende molto spesso dal fatto che viene presentato un progetto specifico, e la richiesta per la donazione assume maggiormente il carattere del fundraising. Ma occorre essere anche in grado di coinvolgere il visitatore alla gestione complessiva della propria missione, e fare della donazione un’azione di fiduciaria tra visitatore e associazione.

La trasparenza delle informazioni e della eventuale donazione diviene allora un obbligo da parte delle associazioni no profit che molto spesso tralasciano questo aspetto. L’urgenza del “fare cassa” spesso prevale sulla trasparenza dell’informazione per mille motivi, vuoi perché l’associazione stessa non ha pianificato ancora un preciso business plan, o perché si è in attesa che arrivino prima i fondi per poi dare avvio al progetto. Tutte queste ragioni trovano una loro spiegazione all’interno delle dinamiche gestionali di un’associazione di volontariato, ma non tengono conto che dall’altra parte del monitor c’è un visitatore che è immerso nella più totale oscurità, legato ai tempi (molto stretti) e ai linguaggi (immediati) di internet.

Continua….

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