Dalla confusione al progetto.

da | Indicatori

Durante questa lezione proveremo a fare ordine nel caos generato dall’approccio al metodo di lavoro per progetti. Ogni lavoro è un progetto nel progetto, l’attività diventa lo strumento e non il fine, si parte dai problemi e non dalle attività, si fonda il proprio intervento sul cambiamento e dunque su obiettivi specifici che guardano a risultati concreti, misurabili, attuabili da parte di chi li propone. Se questi concetti sono chiari la loro applicazione attraverso l’albero dei problemi, la costruzione del suo risvolto in obiettivi, la determinazione del quadro logico, potrebbe essere un po’ più complicato. Proviamo a trovare un metodo.

  1. Chiarire il problema/bisogno e analizzarlo. Individuare il problema e sviluppare intorno ad esso un’analisi è fondamentale. Senza questo passaggio si rischia di non riuscire ad inquadrare i bisogni veri dei destinatari e di mettere in campo iniziative inefficaci rispetto ai risultati di cambiamento che vogliamo produrre.
  2. Scegliere l’obiettivo specifico su cui effettivamente siamo nelle condizioni di poter agire.
  3. Individuare dei risultati che qualifichino l’obiettivo e degli indicatori di misurazione che diano la possibilità di riflettere sul range di soddisfacimento dell’obiettivo specifico e dichiarino come lo si misura.
  4. Suddividere le attività in “pacchetti di lavoro” (WP – Work Packegs) dichiarando quali risultati esse concorrono a soddisfare articolando la loro organizzazione e le risorse necessarie a soddisfarla. Inserire le attività in una consecuzione temporale a seconda dei legami logici che ci sono tra esse.
  5. Articolare un piano per la comunicazione esterna del progetto.
  6. Articolare un piano per il monitoraggio delle attività e per la rilevazione valutativa.
  7. Aggregare i costi per un quadro d’insieme.

Una esercitazione e un metodo.

L’area metropolitana di Napoli è caratterizzata da due elementi frutto di una strutturale contraddizione: un enorme potenziale in termini di risorse ambientali, paesaggistiche e artistiche; una grave condizione di degrado urbano e sottoutilizzo delle risorse disponibili. Ciò determina che la periferia dei principali luoghi d’interesse artistico, culturale e paesaggistico, pur esprimendo un grande potenziale anche in termini di cittadinanza attiva, resta ai margini dello sviluppo socio economico. Pensiamo in particolare ai potenziali siti attrattori turistici nell’area vesuviana-costiera (cosiddetta torrese, stabiese e boschese) ulteriormente provata dalla pandemia in corso.

Solo per riportare alcuni dati. Boscoreale, unica città dell’area metropolitana (Napoli esclusa) a fregiarsi di un museo delle antichità romane (nemmeno la stessa Pompei ha vero e proprio un museo dei reperti), l’Antiquarium, i cui cancelli sono stati varcati da circa 13.900 turisti a fine 2019. La città ha un trend di residenti in calo di mille unità negli ultimi 5 anni (da circa 28.500 ai 27.200 di fine 2019). Di questi, a fronte di un’incidenza di adulti con diploma o laurea del 40,3 per cento (contro una media nazionale del 55,1, secondo i dati Istat), partecipano al mercato del lavoro il 41,6 per cento (contro una media nazionale del 50,8) e con una disoccupazione giovanile che supera il 60 per cento (contro il 34,7 della media nazionale).
Torre Annunziata, terzo porto commerciale della Campania, vanta tra le risorse del territorio la cosiddetta “Villa di Poppea”, una domus che si fa ricondurre a Poppea Sabina moglie dell’imperatore Nerone. Gli scavi in questione, benché vicini alla fermata della circumvesuviana, hanno intercettato a fine 2019 poco più di 54 mila e 500 turisti (un settantesimo del flusso di visitatori che è andato a Pompei), con un trend in calo rispetto al 2018 e al 2017. Sul versante della popolazione, a fronte di un calo drastico di residenti negli ultimi 20 anni, passati da 48 mila nel 2001 a 41.787 nel 2019, il 48,6 per cento ha un diploma o la laurea, mentre al mercato del lavoro partecipano solo il 40,1 per cento. La disoccupazione giovanile supera il 65,7 per cento.
Castellammare di Stabia, infine, nota come “Città delle Acque” per le diverse decine di tipologie di acque sorgive che non riesce a mettere a sistema incanalandole in percorsi termali: è annosa la crisi delle Terme, chiuse da anni. La città dal punto di vista imprenditoriale è nota per i cantieri nautici, settore che ha vissuto alterne vicende lavorative, minacciando a più riprese la chiusura con conseguenze nefaste su dipendenti ed indotto. Sul territorio, lato di Varano, sono state scoperte le Ville di Stabia, un complesso risalente a prima dell’eruzione del 79 d.C., decentrato da qualsiasi sistema di mobilità pubblica, visitato da 52 mila turisti a fine 2019 (trend in leggero aumento rispetto ai 51 mila dell’anno precedente, ma in drastica diminuzione rispetto agli oltre 60 mila del 2016). La popolazione residente stabiese è tendenzialmente stazionaria intorno alle 65 mila unità, con un tasso di incidenza di adulti con diploma o laurea del 51,9 per cento ed una partecipazione al mercato del lavoro del 42,3 per cento. Il dato di disoccupazione giovanile, però, supera il 63 per cento.

Quali problemi emergono dalla lettura?

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Problemi su cui agire

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Obiettivi specifici

  1. ….

 

Destinatari e stakeholders.

  1. ….

 

 

 

 

 

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