L’esigenza di progettare deve nascere dall’esigenza di cambiare, possibilmente in meglio. Il cambiamento non può essere un concetto astratto, esso si determina nel processo di analisi di un contesto (un’area geografica, un Paese, la società, un quartiere etc.)
Ogni attore che si ponga il problema dell’innovazione, o semplicemente dell’intervento in una situazione per modificarla, ha di fronte a sé un problema di progettazione.
Lanzara
Chiariamo quindi sin da subito che cambiare vuol dire trovare soluzioni che in uno specifico contesto risultano innovative perché rispondono a bisogni insoddisfatti, parzialmente soddisfatti o a nuovi bisogni.
La progettazione sociale serve a produrre cambiamento finalizzandolo alla risposta dei bisogni.
Chi individua i bisogni? L’analisi dei bisogni è un complesso esercizio che si svolge su diversi livelli. Ad esempio la programmazione settenale sulla base della quale si sviluppano i programmi europei è frutto di un’analisi dei bisogni. In modo circolare l’intervento che discende dalla programmazione genera a cascata l’individuazione di bisogni più specifici e magari maggiormente collegati alle cause. Pensiamo a quello che dovrebbero essere i Piani Sociali di Zona.
La programmazione, che tutto muove, dovrebbe essere il risultato di un’azione congiunta che coinvolga la politica, i tecnici e gli attori territoriali/beneficiari. Sulla base della programmazione si orientano i finanziamenti per sotenere gli obiettivi generali della stessa che poi vengono declinati in modo sempre più specifico fino ad arrivare ad un dettaglio di prossimità che riguarda, ad esempio, le associazioni territoriali.
Ovviamente gli attori che hanno in capo l’onere del raggiungimento degli obiettivi della programmazione sono tanti e con livelli di responsabilità diversi (Ministeri, Regioni, Comuni, Ambiti, enti di Terzo Settore, enti del mercato for profit e via dicendo). Ci soffermeremo nel nostro percorso di approfondimento agli enti del Terzo settore con particolare riferimento alla progettazione sulle attività d’interesse generale (attività istituzionali) non disdegnando però riferimenti alle cosiddette attività diverse.
Un progetto si può definire come “una serie di attività miranti a obiettivi chiaramente stabiliti entro un periodo temporale limitato e con un budget definito.
EuropeAid Coop. Office, Project Cycle Management Guidelines, Bruxelles 2004
Questa definizione, una tra le tantissime esistenti, introducono alcuni elementi propri della progettazione che vale la pena introdurre.
Obiettivi Generali
Sono i principi definiti dalla programmazione più generale emanata dal decisore politico. Li troviamo nei documenti di programmazione o negli atti esegutivi come decreti legge, avvisi e bandi pubblici, etc.
Obiettivo Specifico
Vantaggi attesi nelle disponibilità degli attori dell’intervento sociale. Discendo dagli obiettivi generali calandosi con sempre maggiore prossimità verso i beneficiari finali dell’intervento.
Risultati (output)
Elementi concreti, realizzabili e misurabili fortemente collegati agli obiettivi specifici in termini di generazione di beni e servizi.
Indicatori
Strumenti per misurare il contributo in termini di output e outcame che il progetto mette in campo per il soddisfacimento degli obiettivi.
Outcome
Il cambiamento che si è generato attraverso gli output.
Attività
Compiti specifici per sviluppare e/o applicare gli output (beni e servizi prodotti) al fine di perseguire l’obiettivo.
Approfondiremo durante il percorso questi aspetti con particolare riferimento a risultati e impatto e dunque inevitabilmente affronteremo la definizione di indicatori performanti perché saper misurare è fondamentale.